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Non credo che il tatuaggio inizi quando l’ago incontra la pelle. Credo inizi molto prima.

Inizia con una storia, un’emozione, una ricerca. A volte tra le pagine di un libro, davanti a un’opera d’arte, durante un viaggio o osservando un fiore nel suo ambiente naturale. È così che ho sempre imparato a conoscere il mondo: attraverso la curiosità.

Il mio percorso di studi mi ha portata a esplorare discipline diverse, dall’arte alla storia, dalla letteratura all’archeologia, fino agli studi in Beni Culturali. Non è stato un traguardo, ma una tappa di un cammino che continua ancora oggi. Perché credo che imparare non significhi accumulare nozioni, ma affinare lo sguardo con cui osserviamo ciò che ci circonda.

Con il tempo ho capito che la stessa ricerca appartiene anche al tatuaggio.

Mi sono spesso chiesta come sia possibile considerarlo soltanto un’immagine sulla pelle, quando accompagna l’umanità da migliaia di anni.

In ogni parte del mondo il tatuaggio ha assunto significati diversi. È stato un rito di passaggio, un segno di appartenenza, una forma di protezione, un simbolo spirituale, un linguaggio capace di raccontare una storia senza bisogno di parole. Alcune culture gli attribuivano persino un valore terapeutico o rituale, vedendolo come parte del rapporto tra il corpo, la comunità e lo spirito.

Questa consapevolezza mi accompagna ogni volta che progetto un nuovo lavoro.

Non perché ogni tatuaggio debba per forza avere un significato profondo, ma perché credo che meriti sempre rispetto. Anche quando nasce semplicemente dal desiderio di celebrare qualcosa di bello, quel segno accompagnerà una persona per tutta la vita. Per questo ogni progetto richiede tempo, ascolto e ricerca.

La botanica è uno dei linguaggi attraverso cui esprimo questa ricerca.

Prima di disegnare un fiore mi piace comprenderlo. Osservarne la struttura, il modo in cui cresce, il movimento degli steli e l’equilibrio delle foglie. Ogni specie racconta qualcosa di diverso. Accanto alla sua forma esiste anche il suo significato. Da secoli i fiori accompagnano la vita dell’uomo come simboli di amore, rinascita, forza, memoria e speranza. La floriografia dell’epoca vittoriana è una delle espressioni più affascinanti di questa tradizione: un linguaggio silenzioso in cui ogni fiore diventava un messaggio.

Anche i viaggi fanno parte del mio modo di creare.

Ogni luogo visitato è un’occasione per conoscere culture, osservare paesaggi, scoprire specie botaniche, visitare musei e lasciarmi ispirare da ciò che altre persone hanno creato e custodito nel tempo. Credo che ogni esperienza lasci un segno.

E forse è proprio questo il motivo per cui amo il tatuaggio.

Perché, in fondo, anche un tatuaggio è un segno. Un gesto antico che continua a evolversi, capace ancora oggi di custodire ricordi, raccontare identità ed esprimere ciò che, a volte, le parole non riescono a dire. Il mio compito è prendermi cura di quel segno, trasformandolo in un’opera che appartenga davvero alla persona che la porterà con sé.

L’arte mi ha insegnato a osservare. Il tatuaggio mi ha insegnato ad ascoltare.
È nell’incontro tra queste due cose che nasce il mio lavoro.

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